Industria delle costruzioni in evoluzione, verso un nuovo assetto industriale
Il settore delle costruzioni in Italia esce dal ciclo eccezionale alimentato dal Superbonus e dal PNRR con una capacità produttiva più ampia rispetto al periodo pre-pandemico, ma deve ora affrontare una nuova sfida: trasformare questa capacità in un sistema più efficiente, strutturato e qualificato, adeguato a una domanda che si sta progressivamente spostando dalla riqualificazione privata verso infrastrutture, opere pubbliche, rigenerazione urbana e nuova edilizia selettiva.
In vista anche dei nuovi investimenti legati alla casa, la questione non è dunque soltanto quante risorse saranno disponibili, ma quanto il sistema produttivo sarà in grado di trasformarle rapidamente in cantieri efficienti. La filiera italiana rimane infatti fortemente frammentata, con una presenza molto ampia di piccole e medie imprese. Il tema diventa quindi consolidare filiere, anche territoriali, rafforzare le competenze e garantire continuità produttiva.
La domanda da porsi è semplice: abbiamo abbastanza imprese strutturate, personale qualificato, capacità finanziaria, organizzativa e tecnica per trasformare una nuova domanda di edilizia in interventi realizzati nei tempi e con la qualità richiesta?
Per affrontare una nuova stagione edilizia non servono soltanto imprese di costruzione. Servono progettisti, tecnici, strutturisti, impiantisti, direttori dei lavori, certificatori e una macchina amministrativa capace di accompagnare gli interventi: dagli iter autorizzativi alle stazioni appaltanti, fino alle competenze presenti nelle amministrazioni locali.
Un numero elevato di imprese non significa, infatti, disporre automaticamente della capacità necessaria per realizzare rapidamente interventi complessi sul patrimonio esistente e operazioni di rigenerazione urbana. La sfida è soprattutto qualitativa e organizzativa: trasformare una capacità produttiva cresciuta negli ultimi anni in una filiera più solida, integrata e produttiva.
È in questo scenario che torna attuale un tema discusso da anni: l'industrializzazione delle costruzioni.
In Italia l'Off-Site Construction è ancora lontana dall'essere un modello dominante, ma la tecnologia è disponibile e la filiera sta maturando. Nel 2025 ENEA, insieme al Politecnico di Milano, all'Università di Bologna e all'Università Politecnica delle Marche, ha analizzato il potenziale dell'Off-Site nell'ambito del progetto “Officio”. La ricerca evidenzia come la prefabbricazione in ambienti controllati possa contribuire a ridurre tempi e costi, migliorare la qualità delle opere e contenere sprechi e consumi, soprattutto negli interventi di riqualificazione.
La questione, quindi, non è più soltanto tecnologica. La tecnologia esiste; è la sua adozione su scala a rappresentare la vera sfida. In Italia sono già presenti molto produttori di sistemi prefabbricati, componenti e strutture industrializzate, soluzioni impiantistiche integrate. Ma la diffusione dei moderni metodi costruttivi resta ancora disomogenea e legata soprattutto agli operatori più evoluti.
L'Off-Site Construction introduce una logica diversa rispetto al modello tradizionale: una parte crescente della costruzione viene trasferita dal cantiere alla fabbrica. Elementi costruttivi e componenti vengono progettati e realizzati in un ambiente controllato, per essere successivamente trasportati e assemblati sul posto.
Il cambiamento è sostanziale. Il cantiere tende a diventare sempre meno luogo di produzione e sempre più luogo di assemblaggio.
La produzione industrializzata consente di lavorare in parallelo: mentre in cantiere procedono fondazioni e opere preliminari, in stabilimento possono essere prodotti gli elementi destinati all'edificio. Si riducono così alcune lavorazioni sul posto e diventa possibile rendere più prevedibili tempi e sequenze operative.
La fabbricazione in ambiente controllato permette inoltre di standardizzare procedure e controlli, limitando errori, sfridi e lavorazioni successive. Anche la sicurezza può beneficiare dello spostamento in fabbrica delle attività più complesse. Sul fronte ambientale, cantieri più brevi e processi produttivi più precisi possono contribuire a ridurre movimentazioni, consumi di risorse e produzione di rifiuti.
Il passaggio decisivo è però quello dalla semplice prefabbricazione a una progettazione concepita fin dall'inizio per la produzione industriale. BIM, progettazione parametrica, controllo digitale e produzione devono dialogare tra loro. La costruzione diventa così un processo più programmato: si progetta, si produce, si trasporta e infine si assembla.
Una filiera che mutua i propri paradigmi dall’industria non deve essere confusa con un modello di produzione standardizzato e seriale. Al contrario, la prefabbricazione delle componenti di un edificio richiede una fase di progettazione particolarmente accurata, capace di tradurre e preservare l’unicità del design e dell’architettura. Ogni elemento può infatti essere dimensionato su misura, ottimizzando le soluzioni progettuali e attingendo a un’ampia gamma di materiali e finiture.
Il modello è simile a quello dell’industria automobilistica: il telaio e numerose componenti sono standardizzati, mentre il prodotto finale può essere configurato in un’ampia varietà di versioni. Nelle costruzioni, lo stesso principio può applicarsi a facciate, pareti, strutture, moduli abitativi, impianti e persino interi edifici.
È un approccio particolarmente interessante per il mercato italiano, caratterizzato da una forte cultura della personalizzazione architettonica, ma da una filiera delle costruzioni tradizionalmente poco industrializzata.
L’off site non deve quindi necessariamente importare un modello di edilizia seriale, ma può sviluppare un paradigma più coerente con le caratteristiche del nostro mercato: industrializzare la produzione senza rinunciare alla personalizzazione dell’architettura.
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Donatella Bollani è architetto, giornalista professionista e podcaster, con una lunga esperienza nei settori dell’architettura, dell’edilizia e del Real Estate. È stata Vicedirettore di Domus e ha ricoperto ruoli editoriali nel Gruppo Sole 24 ORE e in Tecniche Nuove. Da anni segue l’evoluzione del settore delle costruzioni, occupandosi di innovazione, sostenibilità, processi produttivi e trasformazioni del mercato, attraverso attività editoriali, interviste e conduzione di eventi.