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I nuovi paradigmi dell'abitare: cosa cercano davvero i giovani in una casa

Intervista a Mario Abis, sociologo

Millennials e Generazione Z approcciano l'abitare con paradigmi radicalmente diversi dalle generazioni precedenti. Non cercano solo metratura e posizione, ma spazi flessibili, materiali naturali e salubrità verificabile. La casa rigida, compartimentata, con ambienti mono-funzionali appartiene a un modello superato. Emerge la domanda di architetture "liquide": pareti che si possono riposizionare, ambienti che cambiano destinazione d'uso, qualità dell'aria certificata, materiali naturali tracciabili. Le nuove generazioni vogliono case che evolvano con loro, non contenitori statici da subire.

Ne abbiamo parlato con Mario Abis, sociologo esperto di trasformazioni dell'abitare.

Dalla proprietà alla mobilità: la casa non è più un approdo definitivo

Le generazioni precedenti costruivano la propria identità attraverso la stabilità abitativa. I giovani di oggi sembrano avere un rapporto completamente diverso con lo spazio domestico. È un adattamento alla precarietà o un vero cambio di paradigma?

Il rapporto dei giovani con l'abitare è radicalmente nuovo. Una volta la casa era l'approdo finale di un processo di crescita che riguardava la vita, il lavoro, la costruzione di una famiglia. Era legata alla proprietà, al "mettere radici".

Oggi i valori sono cambiati: mobilità, flessibilità, possibilità di spostarsi e cambiare. La casa non è più centrale rispetto al progetto di vita, ma diventa un pezzo di un'esistenza fluida. Deve essere leggera, non impegnativa, perché non è mai definitiva — è come un vestito: lo indossi finché ti rappresenta, poi ne scegli un altro.

Per i giovani la casa è uno spazio da interpretare e occupare. Se cambio città, cambio casa — o la trasformo a seconda di come sto, a livello psicologico, esistenziale. La casa è diventata uno specchio del nostro stato interiore, non un contenitore fisso da subire.


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La casa polifunzionale: quando ogni ambiente diventa tutto

La pandemia ha accelerato la tendenza alla casa come ufficio, palestra, luogo di studio e socialità. Come cambia lo spazio domestico quando deve contenere tutte le dimensioni della vita?

La pandemia ha reso visibile una trasformazione già in atto. Tutto ciò che prima era accessorio — l'angolo computer, l'angolo studio — è diventato fondamentale. Il soggiorno diventa ufficio, che diventa living, che diventa luogo per mangiare. Le funzioni si sovrappongono in uno spazio che deve contenere tutto.

La cucina è stata l'avanguardia di questa trasformazione: da luogo dove si preparava il cibo a spazio di socialità e tempo condiviso. Oggi lo stesso processo investe l'intera casa. Per i giovani significa strutture liquide: pannelli che si spostano, ambienti unici con oggetti piccoli e flessibili. Una casa che non impone funzioni rigide ma si adatta a chi la abita.


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Sostenibilità: sensibilità autentica, non moda

Le nuove generazioni dichiarano grande attenzione alla sostenibilità. È sensibilità autentica o tendenza di consumo?

Su questo punto bisogna essere chiari: è sostanza, non costume. I giovani — soprattutto nella fascia tra i 18 e i 23 anni — sono realmente interessati alla sostenibilità. La dimensione "moda" apparteneva alle generazioni precedenti.

Un tema centrale è l'energia: come viene prodotta, consumata, quanto costa. Le nuove generazioni guardano con attenzione a come è fatta la casa dal punto di vista energetico. Poi ci sono il legno, la leggerezza, il rapporto con l'esterno e tutto ciò che è natura. E sì, sono disposti a pagare di più per avere una casa sostenibile.

Ma c'è un aspetto ulteriore: questa attenzione ai valori dell'abitare si proietta anche nelle dimensioni pubbliche. Per i giovani è importante "abitare" in modo sostenibile un po' dappertutto: nei luoghi dello studio, del divertimento, dello sport, della mobilità. Tutto diventa habitat — una casa diffusa che genera più o meno benessere a seconda di come è progettata.


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Il ruolo dell'innovazione costruttiva

L'analisi di Abis delinea un cambiamento profondo: le nuove generazioni cercano piattaforme adattabili, non case definitive. Spazi flessibili, materiali naturali, prestazioni energetiche verificabili.

Sistemi costruttivi come quello di Ekoru — strutture modulari in legno, materiali certificati, produzione su misura, ingegneria industriale — intercettano questi paradigmi: flessibilità degli spazi, assenza di VOC, qualità dell'aria garantita. Quando la tecnologia si allinea ai valori delle nuove generazioni, la casa diventa ciò che i giovani cercano: uno spazio che cresce insieme a chi lo abita.


Mario Abis è sociologo e docente presso IULM University. Da oltre trent’anni studia le trasformazioni sociali e urbane delle città, collaborando con istituzioni, enti pubblici e studi di architettura — tra cui quello di Renzo Piano — su progetti di rigenerazione urbana. È stato responsabile sociologico del gruppo G124 e ha partecipato a tavoli istituzionali dedicati allo sviluppo delle Smart City e delle politiche urbane